Senso di appartenza e la preoccupazione dei suoi familiari a causa del coronavirus. Giuseppe Pillon e l’addio, un mese fa, alla panchina del Cosenza
La situazione sanitaria a causa dell’emergenza da coronavirus, ha indotto Giuseppe Pillon a fare dietrfront dalla panchina del Cosenza. Cinque le partite condotte con i rossoblu e un addio amaro. Come riporta l’edizione odierna del quotidiano sportivo “La Gazzetta dello Sport”, Pillon si racconta partendo proprio dalla sua decisione: “Non mi sono pentito della scelta presa. Ho messo in primo piano la salute soprattutto di chi mi vuole bene”. L’ex tecnico dei calabresi continua analizzando il momento di emergenza che ha vissuto tra la squadra: “Durante la trasferta di Verona, atterrati a Bergamo, la squadra era spaventata. Due giocatori nostri non erano partiti, qualcuno non voleva giocare. Non potevo essere concentrato come allenatore se pensavo alla salute e alla mia famiglia in quel momento delicato”.
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Pillon parla di come sta vivendo la quarantena: “Sono con mia moglie e i miei due figli. Noi veneti rispettiamo le regole ma mi dispiace non poter vedere il nipotino”. Qualche considerazione anche sull’eventuale ripresa del campionato: “Ho qualche dubbio sulla ripartenza. Bisognerà convivere col virus, con guanti mascherine e mantenendo le distanze. Il calcio è uno sport di contatto e potrebbe essere stravolto”. Pillon ricorda la sua stagione più esaltante: “A Pescara ci davano per spacciati e invece sfiorammo la Serie A”.
L’ex tecnico parla anche della possibile salvezza del Cosenza e del campionato cadetto in generale: “Riviere e Asencio, se recuperano potranno dire la loro. E’ una squadra con delle potenzialità, anche per arrivare almeno ai playout. Benevento a parte, ci sarà da ripartire da zero e sarà un altro campionato”.
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Francesco Di Pasquale
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