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Spritz a colazione: l’allarme sull’alcol bevuto al mattino tra gli adolescenti

pritz a colazione tra i giovani: dati, rischi per il cervello in sviluppo e impatto su salute e rendimento. Un fenomeno da non sottovalutare.

Lo spritz è diventato negli anni il simbolo dell’aperitivo leggero, quasi innocuo. Colore acceso, ghiaccio, una fetta d’arancia: un rito sociale che si colloca, nell’immaginario collettivo, tra il tardo pomeriggio e la sera. L’idea che possa entrare nella routine del mattino, sostituendo un succo di frutta o affiancando un caffè, appare ancora oggi spiazzante. Eppure non è più soltanto una provocazione. È un comportamento che inizia a emergere con una frequenza tale da richiedere attenzione.

Spritz a colazione: l’allarme sull’alcol bevuto al mattino tra gli adolescenti – seriebnews.com

Bere alcolici nelle prime ore della giornata non è un gesto neutro. Anche quando si tratta di bevande percepite come “leggere”, l’effetto sull’organismo è immediato. L’alcol agisce sul sistema nervoso centrale, altera i riflessi, incide sulla capacità di concentrazione e modifica la percezione della realtà. Se questo avviene a fine giornata, può già comportare rischi; se accade prima di entrare in classe o di iniziare una giornata di studio o lavoro, le conseguenze diventano ancora più evidenti.

Il tema non riguarda soltanto l’episodio occasionale. In diversi casi non si tratta di un singolo bicchiere, ma di un’abitudine che tende a ripetersi, anticipando il consumo di alcol a un momento della giornata che, per definizione, dovrebbe essere dedicato alla lucidità. È questo spostamento temporale a rappresentare il vero campanello d’allarme.

Un cervello in crescita e un rischio sottovalutato: perché bere prima dei 25 anni è pericoloso

Esiste un dato scientifico che non può essere ignorato: il cervello umano completa il proprio sviluppo intorno ai 25 anni. Durante l’adolescenza e la prima età adulta, le connessioni neuronali sono ancora in fase di consolidamento. L’assunzione di alcol in questa fase può interferire con processi delicati che riguardano memoria, controllo degli impulsi e capacità decisionali.

Consumare alcol in giovane età aumenta inoltre il rischio di sviluppare dipendenze nel tempo. Anticipare l’età del primo consumo significa esporsi più a lungo agli effetti della sostanza e consolidare schemi comportamentali difficili da interrompere. Non è solo una questione morale o educativa: è un meccanismo biologico e psicologico documentato.

I numeri aiutano a inquadrare la portata del fenomeno. In Italia si stimano circa 1,2 milioni di consumatori a rischio tra gli 11 e i 24 anni. Di questi, circa 780mila avrebbero bisogno di un supporto specifico, ma soltanto 68mila vengono intercettati e seguiti dal sistema sanitario nazionale. Il divario tra chi avrebbe necessità di aiuto e chi effettivamente lo riceve evidenzia una criticità strutturale.

Accanto agli effetti immediati su attenzione e rendimento, esistono conseguenze a lungo termine. L’alcol è classificato come sostanza cancerogena e il suo consumo, soprattutto se precoce e ripetuto, è associato a un aumento del rischio di diverse patologie. Ridurre il problema a una “fase” o a una semplice trasgressione significa ignorare questo quadro complessivo.

Un ulteriore elemento riguarda la normalizzazione culturale. Bevande come lo spritz vengono percepite come parte integrante della socialità, spesso svincolate dall’idea di rischio. Questa percezione attenuata può favorire un abbassamento della soglia di attenzione, soprattutto tra i più giovani. Se l’alcol viene associato a leggerezza e convivialità, diventa più facile spostarne il consumo anche in contesti in cui, fino a pochi anni fa, sarebbe stato impensabile.

R.D.V.

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