Nocerina, lettera aperta del Presidente Citarella sul calcioscommesse

Giovanni Citarella

 

Il Presidente della Nocerina Giovanni Citarella ha pubblicato una lettera aperta sul sito ufficiale della società per spiegare tutto il malcontento e la posizione del club campano in merito alle inchieste sul calcioscommesse. Eccola riportata di seguito:

Onorevoli Autorità in indirizzo,

chi scrive è Giovanni Citarella, Presidente della ASG Nocerina Srl, società professionistica affiliata alla Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Come tutti Voi sapete, il 31 maggio 2012 si è celebrata la prima udienza del processo sportivo a carico di tesserati e società sportive affiliate alla F.I.G.C., per fatti riconducibili alla piaga del calcio scommesse, che ha investito il calcio professionistico nazionale su tutto il territorio italiano e addirittura con contatti di natura internazionale. Il 31 maggio 2012 ha segnato una pagina indelebile nella storia del calcio italiano. Un doveroso e personale ringraziamento sento di rivolgere al Sostituto Procuratore della Repubblica di Cremona Dott. De Martino: senza il suo intervento, mai avremmo scoperto i fatti nefasti che stanno caratterizzando il mondo del calcio nazionale.

Vengo al dunque!

Mai prima d’ora, la Giustizia Sportiva aveva consentito a tesserati macchiatisi del reato dell’illecito sportivo reiterato, con diretta alterazione dei risultati sulle competizioni sportive, di poter beneficiare, non soltanto della regola del processo “allo stato degli atti”, ma anche e addirittura dell’Istituto Giuridico del “patteggiamento”.

Ebbene, ieri, il Procuratore Federale Dott. Stefano Palazzi, per la prima volta nella storia del calcio italiano, ha concesso la possibilità di adottare la “mano leggera” nei confronti di società che evidentemente temevano pene ben più esemplari, peraltro ampiamente preannunciate dal Presidente della F.I.G.C. Giancarlo Abete alla vigilia del procedimento.

Invece, contrariamente a quanto da tutti auspicato, ieri c’è stato l’inatteso “colpo di spugna” dell’Organo Giudicante.

Mi viene da chiedere come sia stato possibile ricredersi tutto d’un colpo delle illecite attività poste in essere da falsi sportivi, capaci di organizzare un intera rete di scommesse manipolate, con una certosina distribuzione dei ruoli e con condotte finalizzate ad alterare il regolare svolgimento di gare del campionato nazionale, con lo scopo di procurarsi illeciti guadagni? Come può essere possibile che il nostro sport nazionale, dopo mesi di indagini delle Procure della Repubblica di Cremona, di Napoli, di Bari e poi anche della Procura Federale, abbia potuto piegarsi, con tale compiacenza, nei confronti di chi ha lo ha preordinatamente vilipeso?

ORA BASTA!

Sono rammaricato, deluso, sconcertato!

Tutte le dichiarazioni d’intenti, i buoni propositi degli esponenti federali alla vigilia dei procedimenti, l’invito ad essere inflessibili, a cosa sono serviti?

Ho voluto credere che, anche nei procedimenti di giustizia sportiva, si sarebbe agito a salvaguardia dei principi di liceità e probità sportiva … Ed invece, cosa ne è stato dell’esempio che un’attività sportiva dovrebbe dare a tutti quanti la praticano o la osservano? Si è sempre detto che lo sport, ed ancora di più, i giochi di squadra, servono a formare e ad educare al rispetto delle regole ed all’affidamento nella sincera e leale collaborazione: ma se poi chi dovrebbe dare l’esempio ai tanti che, sugli spalti, si appassionano alla competizione agonistica, si macchia di tali responsabilità, come può ripristinarsi una corretta ed eccelsa funzione dello sport.

Credo che solamente pene esemplari, così come si è disposto, in tutto il mondo, per la violenza sugli spalti (ciò che ha permesso di eliminare il fenomeno degli hooligans negli stadi inglesi), avrebbero potuto restituire fiducia e speranza a tutti quanti si occupano, a diverso titolo, di sport, per continuare a credere nella competizione agonistica e dunque per continuare a rispettarla.

Mi sarei aspettato che il Presidente della F.I.G.C. Dott. Giancarlo Abete, rappresentando una delle massime autorità nel mondo dello sport, si sarebbe preoccupato di ridare credibilità ed assicurare un futuro al calcio nazionale. Ma finora così non è stato.

Ieri si è dato l’esempio di un “integralismo comportamentale” che stento a comprendere e che non può appartenere alla realtà calcistica nazionale. Una decisione di questo genere allontana ed allontanerà sempre di più la nostra comunità sportiva dal mondo del calcio.

Dissento categoricamente dall’improvvisato “positivismo giuridico” e mi sento di affermare di non poter accettare la volontà di aggirare, utilizzando sfumature, le leggi chiare ed inequivocabili del Codice di Giustizia Sportiva.

Il Presidente della UEFA Michel Platini aveva affermato: “mai più giocatori corrotti in campo” ed invece, con un novello “buonismo”, che da tutti sarà etichettato come “tipicamente italiano”, non trascorrerà molto tempo e tutti ritorneranno!!!

Ad oggi, dobbiamo riconoscere che s’è persa l’occasione per rendere il mondo del calcio da esempio di vita, per noi e per i nostri figli. Avremmo potuto rendere omaggio e ragione ai tanti sportivi che settimanalmente occupano gli spalti dei nostri stadi e che talvolta versano lacrime di gioia o di dolore per la propria squadra del cuore. Ma tutto questo, e lo ripeto, ad oggi, non è stato.

Spero che la mia voce, che interpreta un sentimento condiviso da tutti gli sportivi, non resti inascoltata. Non può esistere un giudizio di segno opposto, perché chi altera, con la propria condotta, il gioco della competizione agonistica, non è sicuramente uno sportivo.

di Marco Orrù

 

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