Riflettori puntati su chi lavora in nero e prende il Reddito di Cittadinanza. Arrivano le prime testimonianze pubbliche: un racconto da un Caf di Secondigliano, in provincia di Napoli

Luigi Di Maio Reddito di Cittadinanza
Luigi Di Maio, Reddito di Cittadinanza (Getty Images)

Siamo a Secondigliano, nella periferia Nord di Napoli. Domenico Lopresto, che gestisce un CAF locale, ha riportato alcuni episodi di coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza pur lavorando. Nel suo profilo Facebook mette per iscritto le storie di chi, nascondendo un reddito superiore a quello previsto dai richiedenti del reddito – fatto di lavoro in nero, entrare non dichiarate – riesce a imbrogliare il Sistema statale.

«È un bravo muratore. A nero lavora con un architetto. Gli passa una ventina di lavori ad opera chiusa all’anno. Prende il reddito di cittadinanza». O ancora: «È a nero in uno scasso e prende 250 euro a settimana, ha moglie, non ha figli. Vive in un alloggio popolare, ha preso 900 euro (compresi gli arretrati) per il reddito di cittadinanza». Sono solo alcune delle storie raccontate da Lopresto.

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Reddito di Cittadinanza: misure di controllo più incisive sui richiedenti

All’Inps di Napoli fino ad Aprile sono arrivate più di 100mila domande per il reddito di cittadinanza, di cui 52mila sono state accolte, 12mila non sono state ancora elaborate e 16mila sono state respinte. In tutta la Regione ne sono arrivate 160.333. Un numero enorme che mette in luce una situazione sociale carica di disperazione, precarietà e bisogno di un’assistenza sempre più energica da parte dello Stato.

Un numero che necessita, allo stesso modo, di controlli più serrati sui richiedenti affinché sia rispettato l’articolo 7 del decreto legge. Articolo secondo cui sono previste multe salate per coloro i quali omettono di comunicare la variazione del reddito derivante dallo svolgimento di attività lavorativa irregolare.