Salvini Conte Di Maio (Getty Images)

Il Decreto Dignità lanciato dal ministero guidato da Di Maio rischia di essere un boomerang: ben 53mila persone rischiano di restare senza lavoro

In seguito alla circolare emessa dal Ministero del Lavoro lo scorso 31 ottobre, i vertici di Assolavoro hanno lanciato un allarme preoccupante. Almeno 53.000 lavoratori avviati dalle Agenzie per il Lavoro rischiano di perdere il proprio impiego. Si tratta di un precariato, quello dei contratti a tempo determinato e somministrati, che rischia di subire un ulteriore colpo a partire dai prossimi mesi. Non c’è quindi soltanto il reddito di cittadinanza sul tavolo del Movimento 5 Stelle. Da luglio il contenuto del Decreto Dignità ha sollevato dibattiti e critiche, la maggior parte delle quali ritengono che i provvedimenti difesi e portati avanti dal ministero di Luigi Di Maio non siano efficaci in materia di occupabilità e tutele lavorative. Oggi è la circolare applicativa a destare timori: si tratta di una mossa che stabilisce un limite di 24 mesi per il lavoro a tempo determinato, scaduti i quali le Agenzie non potranno più riavviare i programmi di inserimento per questi lavoratori.

Questa misura ha valore retroattivo, in quanto riguarderà anche i contratti a termine o somministrati stipulati in una data precedente all’emanazione del Decreto Dignità. Gli effetti collaterali del provvedimento, dunque, potrebbero palesarsi già dal 1° gennaio 2019. Secondo Alessandro Ramazza, presidente di Assolavoro, la circolare sul Decreto Dignità metterebbe a rischio molti lavoratori, perché pochi saranno gli impieghi a termine che confluiranno in un contratto a tempo indeterminato. Si prevede siano circa il 10% del totale. Per molti altri, aggiunge Ramazza, “non lavorare più tramite Agenzia corrisponderà a essere impiegati con formule meno tutelanti o irregolari”.

Decreto Dignità, Confindustria mette in guardia: misure pericolose

reddito di cittadinanza
Salvini Conte Di Maio (Getty Images)

I medesimi ammonimenti sui rischi del Decreto Dignità giungono non solo dagli ambienti politici di opposizione, ma anche dalle associazioni del commercio e dei servizi. Lo stesso direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi, ha sollevato un’obiezione circa le strategie del Decreto. Franchi ha spiegato che l’aumento dell’occupazione è legato ad una crescita costante e non si può ottenere perseguendo politiche di rigidità per le assunzioni. Proprio Federmeccanica, mediante la sua analisi congiunturale, ha fatto sapere che circa il 30% delle imprese non rinnoverà i contratti a tempo determinato in scadenza. Da Confindustria, nel frattempo, arriva la conferma che tutti i settori d’impiego sono accomunati da stime simili, e che gli effetti possono essere anche più pericolosi di quel che si prevede.