Il Pescara subisce tre reti pesantissime in una sfida chiave del girone C di Serie C e il tecnico resta basito, al contrario il collega resta senza parole per la commozione
Tattica, disciplina e vecchia scuola. Questi tre aggettivi potrebbero essere sufficienti a descrivere le gesta di Zdenek Zeman nella sua eterna carriera da allenatore. Eppure probabilmente servirebbe una lista lunghissima per poterli elencare tutti da capo a fine.
Maestro e istituzione del calcio. Da quando il tecnico italo-ceco ha ripreso in mano le redini della panchina del Pescara dopo cinque anni dall’ultima volta e un’esperienza poco felice al Foggia nel mezzo, chiunque nel capoluogo adriatico ha idolatrato il suo nome con la speranza che la squadra biancazzurra potesse finalmente portare i frutti di una stagione fino a quel momento abbastanza complicata. E così è stato, almeno finora.
Oggi il Pescara si trova terzo nella speciale classifica del Girone C di Serie C – già vinto da un Catanzaro inafferrabile, di rientro dalla prossima stagione in Serie B – ma a un solo punto di distanza proprio dall’ex squadra di Zeman e due lunghezze dalla sorpresa Picerno. Una situazione scomoda in chiave PlayOff a sole due giornate dal termine dei giochi, complicata soprattutto a seguito della clamorosa sconfitta maturata sull’impervio terreno di gioco dello Stadio Erasmo Iacovone di Taranto.
Nel pre-partita Zeman aveva etichettato la squadra di Eziolino Capuano come una formazione ben strutturata in difesa, ma troppo poco efficiente in fase offensiva. Non un caso, del resto, che gli ionici siano state una delle poche compagini in tutta Europa a centrare punti preziosi attraverso una sfilza di pareggi a reti inviolate.
Eppure, proprio in una delle partite più preziose della stagione per i rossoblu al fine di allontanare il pericolo della retrocessione in quella Serie D che è stata stretta per anni, il Taranto ha letteralmente surclassato il Pescara con tre reti di pregevole fattura. Questo risultato, regalato dai piedi di Tommasini e Bifulco in doppietta, ha persino fatto commuovere Capuano nel post-partita.
Non c’è stata risposta alle provocazioni di Zeman, quanto piuttosto un pianto liberatorio. Come se fosse il punto più alto mai raggiunto di tensione emotiva per quanto vissuto dall’insediamento del tecnico campano in riva allo Ionio. E adesso il pianto è segno di gioia infinita. Salvezza centrata e sguardo alla prossima stagione, senza mai abbassare il capo innanzi ai pronostici.
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