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Vicenza, Pinardi fa l’allenatore in campo: “Ai miei compagni ho detto: basta palle lunghe!”

L’entrata in campo di Alex Pinardi nella ripresa ha coinciso con la rimonta del Vicenza, che è riuscito a capovolgere il risultato, battere il Novara e conquistare così la sua prima vittoria dopo sette partite di digiuno. Merito anche di un consiglio che l’esperto centrocampista, partito dalla panchina per le condizioni fisiche non ottimali, avrebbe dato ai suoi compagni. E’ lui stesso a raccontarlo in un’intervista al ‘Giornale di Vicenza’, partendo dall’analisi del primo tempo che definisce “pessimo. Io sarò anche troppo diretto, ma se ci nascondiamo dietro le chiacchiere non serve, la verità è che la gara era stata preparata in altro modo ed invece poi ci siamo limitati a giocare palle lunghe e questo non va bene perché diventi prevedibile. Sia chiaro, non voglio condannare nessuno, la mia è solo una constatazione che forse proprio per il fatto che ero in panchina, e dunque fuori dal gioco, mi è più facile. Meglio nella ripresa? Sì, ma questo non va bene e non è nemmeno dipeso solo dal fatto che sono entrato io, o Semioli, invece è vero che ho subito detto ai compagni: smettiamola di tirare palle lunghe! Anche perché se poi ti danno qualcosa in più va bene, ma noi non abbiamo fatto un tiro, mentre nel secondo tempo abbiamo giocato a pallone pur facendo degli errori, però stavolta piccoli, e abbiamo rischiato poco e creato tanto e guarda caso abbiamo vinto. Disposti meglio in campo? Ma no, eravamo messi come nel primo tempo e poi non contano gli uomini, conta la voglia, conta il farsi dare la palla e, ripeto, appena entrato in campo ai ragazzi ho detto: ehi giochiamo palla a terra, non buttiamola lunga e basta! E Semioli ha fatto lo stesso, anche perché dalla panchina vedevamo che si faceva tanta fatica in quel modo e dunque almeno proviamoci a giocare a calcio. Noi quando giochiamo palla a terra di certo riusciamo ad esprimerci meglio. Io certe cose le dico da un po’ di tempo, di difetti ne avrò tanti, ma non mi tiro indietro e poi se parlo lo faccio solo per cercare di migliorare, anche perché a 32 anni non è che aspiro alla Nazionale, ma di certo aspiro a far fare meglio ai ragazzi più giovani, facendo capire loro che ci possono essere momenti di difficoltà ma che se ne viene fuori solo attraverso il gioco, perché se si chiama gioco del calcio bisogna usarlo ‘sto pallone”.

Daniele Andronaco

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