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Campionato

Inter, è qui la festa: il backstage del trionfo tra hotel e piazze gremite

Il momento della celebrazione dello scudetto (FOTO ANSA)

Un pullman che fende la notte, vetri che tremano di cori, un hotel che diventa backstage. Milano si ricorda che il calcio è un fatto collettivo: strade piene, terrazze accese, un’onda che sale e non chiede permesso.

C’è un’immagine che apre la serata. Il bus nerazzurro che arriva. Accanto allo storico autista, Federico Dimarco in modalità capopopolo. Urla. Bussa sui vetri. Chiama la gente. Poco prima ha lanciato l’appello sui social: ci si vede in Piazza Duomo. Dietro di lui, un filo che tiene insieme squadra e città.

C’è anche Marcus Thuram. Occhiali “veloci”, da serata techno. Outfit citazione “Ritorno al Futuro”. Si presenta allo Sheraton come se la notte fosse un palco e Milano il pubblico.

Sheraton: il primo abbraccio

Il titolo è in tasca. Gli spruzzi di spogliatoio sono già finiti. All’hotel parte il primo rito. Maglietta celebrativa bianca per tutti. Torta tagliata con ordine. Un dj set che dura circa un’ora. Si canta. Si balla. Si mangia senza fretta, perché i momenti che contano hanno bisogno di respiri corti.

I tempi sono chiari. Ben dopo l’una esce Alessandro Bastoni. Venti minuti dopo tocca a Marotta. Poi, a gruppi, il resto. Qualcuno svolta subito verso il centro. La città, intanto, non dorme. Non ci sono numeri ufficiali sulle presenze in piazza. C’è però una certezza visiva: marciapiedi pieni, scale del Duomo brulicanti, cori continui.

Un dettaglio resta appeso agli occhi. Dallo Sheraton esce anche lo “scudettone” scenografico mostrato poche ore prima a San Siro. Lo porta il segretario generale Cristiano Mozzillo. È un’icona mobile. Passa di mano, come una staffetta emotiva. Secondo il calendario organizzativo, lo rivedremo il 17, nel giorno della consegna della Coppa e del bus scoperto per le vie di Milano. Salvo variazioni ufficiali.

Piazza Duomo: la notte della seconda stella

Dopo le due scatta la seconda scena. In Piazza Duomo arrivano, come promesso, Dimarco e Thuram. Affaccio su Terrazza 21. Luci, telefoni alzati, il brusio che precede il boato. Ci sono Pio e, soprattutto, il “re” Lautaro. È il momento in cui la seconda stella da simbolo diventa carne, voce, pelle d’oca.

Milano ha una sua musica quando vince. I tram rallentano, gli scooter sbucano tra le bandiere, le vetrine riflettono i colori. Tutto sembra più vicino. La festa non è solo il risultato sportivo. È una grammatica civile: si riconoscono i volti, si intrecciano generazioni, si accettano gli abbracci degli sconosciuti. Le immagini e gli orari finiti sui social aiutano a fissare la cronologia. Il vissuto, però, lo fissa chi c’era.

Dentro la notte, i dettagli contano. Gli occhiali di Thuram che fanno sorridere i ragazzini. La voce roca di Dimarco. La compostezza di chi coordina l’uscita dall’hotel. La torta finita in fretta e la musica che taglia il silenzio tra un coro e l’altro. Il calcio, quando è così, sembra semplice. La squadra vince. La città risponde.

Ci saranno altri appuntamenti. Il giro sul bus scoperto. La Coppa alzata di nuovo. Ma una notte come questa non torna uguale. Forse è questo il bello: sapere che si può soltanto custodirla. Domani le voci si abbasseranno, i vetri torneranno immobili. Eppure, passando sotto il Duomo, uno sguardo in alto scapperà lo stesso: quante stelle servono per sentirsi a casa in cielo?

Marianna Gaito

Giornalista per passione dal 1996 e di professione dal lontano 2002, nel cuore lo sport fin da bambina. Ho una grande passione per la buona cucina, mi piace sperimentare e creare, coniugando la mia esperienza con la scrittura. Dirigo alcune delle realtà più dinamiche del giornalismo online.

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