Un silenzio diverso scende sul calcio di provincia quando se ne va uno che ha lasciato segni veri. Oggi l’US Catanzaro si ferma, si fa piccola, e saluta Igor Protti con la delicatezza che si riserva a chi ha parlato al cuore prima che alla classifica.
La notizia corre tra i telefoni. Si fa spazio tra lavoro e commissioni. Arriva secca: l’US Catanzaro esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Igor Protti. Succede così quando il calcio italiano perde un uomo che ha tenuto insieme agonismo e misura. Non servono frasi fatte. Bastano i dettagli: una nota ufficiale, poche righe sobrie, e il rispetto di una comunità che sa riconoscere il valore, anche se non l’ha visto ogni domenica.
Protti non è stato un calciatore qualunque. È rimasto negli occhi di generazioni diverse. A Bari, a Livorno, a Rimini. E poi in tutte le curve che amano i centravanti di provincia. Quelli che aspettano il pallone giusto e, quando arriva, lo trattano come si tratta una cosa preziosa: senza sprecarlo, senza rumore.
Il saluto dell’US Catanzaro
Il club giallorosso ha affidato ai propri canali una riflessione asciutta. L’US Catanzaro si è unita al lutto con parole misurate, come si fa tra società che condividono lo stesso campo emotivo del nostro calcio. È un gesto che vale più di un rituale. Parla di un senso di comunità che va oltre i confini. Catanzaro conosce la fatica dei campionati lunghi, l’importanza dei leader silenziosi, il rispetto per chi lascia una traccia.
Di Protti, i dati raccontano già molto. È stato capace di essere capocannoniere in tre categorie. In Serie A nel 1995-96, con 24 reti. In Serie B nella metà degli anni Novanta, durante il percorso che lo ha consacrato a Bari. E in Serie C1 a cavallo del 2000, quando trascinava Livorno tra pioggia e sabbia di provincia. Numeri chiari, verificabili, che spiegano perché il suo nome resti tra i pochi capaci di unire statistiche e sentimento. Livorno ha persino ritirato il suo 10. Un segno raro, che dice più di mille parole.
Chi era Igor Protti, oltre i numeri
Chi lo ha visto giocare ricorda la postura da attaccante “vero”. Poche mosse, pulite. Un controllo, un passo, il tiro. Niente fronzoli. La generosità senza posa, il pressing che iniziava da lui. In campo parlava con l’esempio. Fuori, con discrezione. È anche per questo che il suo addio muove qualcosa di familiare, persino a chi non ne ha vissuto gli anni migliori.
Nel Sud, dove il calcio è racconto prima che risultato, queste storie trovano casa. Catanzaro lo sa. Sa che ci sono atleti che non appartengono a una sola città. Appartengono a chiunque abbia riconosciuto, almeno una volta, un gesto pulito. Una punta che non si risparmia. Un capitano che abbassa la voce quando c’è da ascoltare.
Oggi il lutto attraversa società e tifoserie come un filo teso tra curve diverse. Non serve cercare l’enfasi. Basta l’immagine di un ragazzo che, allo stadio, chiede al padre: “Chi era Protti?”. E il padre, senza esitare: “Uno che segnava e non faceva rumore”. Forse tutto è lì. In un pallone stoppato bene, nella semplicità delle cose fatte per bene. E in una sciarpa giallorossa che sventola lenta, perché il vento – per un attimo – sembra ascoltare.