Morosini: serve una sentenza per fare giustiza

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:46

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SERIE B MOROSINI PROCESSO / PESCARA – E’ notizia di pochi minuti fa del rinvio a giudizio di Manlio Porcellini (medico del Livorno), Ernesto Sabatini (suo omologo del Pescara) e Vito Molfese, medico del 118 in servizio il 14 aprile del 2012 allo stadio Adriatico di Pescara.

Quel giorno è segnato in maniera indelebile nella memoria di tutti gli appassionati di calcio: quel giorno, al trentunesimo minuto dell’incontro che si stava disputando fra Pescara e Livorno, appunto, Piermario Morosini, centrocampista della squadra amaranto, morì per un arresto cardiaco. Il mondo del calcio italiano e non solo rimase attonito, senza fiato, quasi a cercare una risposta. Tutti, di lì a poco, si chiesero il perché di quella tragedia, il perché un ragazzo di 25 anni debba morire così, in un istante, conducendo una vita dedita allo sport e alle proprie passioni.

Ma, di lì a poco, tutti o quasi si chiesero anche se quella stessa tragedia si sarebbe potuta evitare. Perché non vennero usati i defibrillatori? Perché i soccorsi non furono tempestivi? Perché c’era una macchina parcheggiata a ostruire il corretto passaggio dell’ambulanza? Perché tutto questo? Tutti ancora cercano una risposta, tutti vogliono ancora sapere perché. Perché Morosini non fu aiutato nel modo giusto. Tutte queste domande, prima o poi, speriamo trovino risposta. Non ci restituiranno il sorriso e la passione di un ragazzo che ne aveva passate di tutti i colori, ma che non aveva perso la forza di credere in se stesso e in quello che sognava dalla vita. Non ci restituiranno la sua professionalità, il coraggio, la semplicità e la determinazione, la sua educazione.

Non ci restituiranno nulla, se non un po’ di verità. La verità, appunto: quella che serve per addossare le giuste responsabilità a chi quel giorno, con la sua negligenza, contribuì probabilmente a un soccorso non tempestivo e doveroso, a chi quel giorno, insomma, sbagliò. E se non ci sarà un colpevole, chissà. Ma qui tutti aspettiamo di sapere. Perché una morte, una vicenda, un ragazzo così, hanno bisogno di verità, hanno bisogno di sapere. E con loro anche noi, al di là del calcio, al di là di tutto.