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Cittadella, Foscarini ‘Ferguson italiano’: “Nel mio piccolo voglio essere un esempio”

Claudio Foscarini (Getty Images)

CITTADELLA FOSCARINI / CITTADELLA – In un mondo di rapporti ‘precari’ come quello del calcio, Claudio Foscarini è un caso più unico che raro: quella che si appresta ad iniziare sarà la nona stagione del tecnico sulla panchina del Cittadella, senza contare i due anni nelle giovanili. Una storia che dura dal 2003: “Quando mi offrirono il posto di tecnico della Primavera – racconta il tecnico, intervistato dalla ‘Gazzetta dello Sport’ -, ero fermo da un anno dopo stagioni positive, soprattutto con l’Alzano Virescit. In tanti mi sconsigliarono di accettare. ‘Tu ormai sei uno da prima squadra’, mi dicevano. Invece, io ero pronto a ripartire da zero. Da 30 anni vivevo a Bergamo, da trevigiano potevo riavvicinarmi a casa, rivedere più spesso i miei genitori. Mai avrei pensato che sarei rimasto tanto a lungo. Se ho mai pensato ‘questo è l’ultimo anno’? Sì, ogni volta. A Cittadella ho sempre firmato contratti annuali. Occasioni per cambiare ne ho avute, ma alla fine non si è mai concretizzato nulla. Sono sempre stato accusato di essere uno che si preoccupa soltanto del campo. Alla mia immagine, alla cura delle pubbliche relazioni non ho mai pensato. Lo ammetto, è un mio difetto. Un allenatore completo dev’essere bravo anche a vendere il proprio prodotto. Cos’è che rende forte il legame col Cittadella? Le persone, i valori che trasmettono, che sono quelli in cui credo anch’io. Con la famiglia Gabrielli c’è sempre stata sintonia, e la continuità aziendale è stata determinante. Con il d.g. Stefano Marchetti si è instaurata anche una bella amicizia, ci confrontiamo, siamo pieni di idee, ogni stagione non è mai uguale all’altra. So che cosa mi aspetta: so che i migliori dovranno andare via, che avrò nuovi giocatori da far crescere, e questo mi stimola, moltiplica le motivazioni. Cosa ammirano in me i giocatori? La lealtà. Mi accettano con i miei pregi e i miei difetti, perché sanno che farò di tutto per spremere il meglio da loro. Non li sfrutto per migliorare la mia immagine, semmai lavoro perché accada il contrario. E questo lo apprezzano. Meggiorini, Ardemagni, Piovaccari? Il merito è di Marchetti. Lui vede le potenzialità e prende i giocatori. Io ho il compito di sgrezzarli. Il vantaggio è che da noi nessuno toglie la fiducia alla prima partita sbagliata. Quale giocatore dell’ultima annata potrà emergere? Baselli. Ha gambe, testa, personalità e carattere per ritagliarsi uno spazio anche all’Atalanta, anche se ha davanti Cigarini. Allenare in Serie A? Mah, non so, non mi preoccupo. Sarò ridicolo, ma il 15 luglio ricomincerò la preparazione col Cittadella e sarà come il primo giorno di scuola. Sono pieno di energie, ho idee nuove, vorrei cambiare qualcosa: questo conta. Nel mio piccolo credo di poter essere un esempio, ho questa voglia di seminare positività in questo mondo. Sono una goccia nell’oceano, ma la voglio mettere”.

Daniele Andronaco

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