Due giorni e due notti sono già passati. Stefano Mauri, il calciatore multimilionario della Lazio sbattuto in carcere, insieme a due sconosciuti nordafricani, a loro volta in cella per spaccio di droga, per il calcioscommesse, è definito ”molto preoccupato. Si capisce che gli è caduta in testa una bella tegola”, come ha confermato il cappellano del carcere don Roberto Musa, sacerdote della parrocchia di San Pietro al Po che si trova proprio dietro al Tribunale. Al contrario di quanto continuano a sostenere i legali del giocatore, che con le solite frasi di rito lo definiscono ”sereno” e ”pronto a chiarire tutto”. Chissà come faccia ad essere sereno un ragazzo di 32 anni che ad un certo punto della sua vita, certamente benestante, si ritrova in un carcere con due nordafricani a dividere la cella? Mistero… E infatti, dalle poche parole trapelate dal carcere proprio di Stefano Mauri, si capisce che essere sereno è proprio l’ultimo stato d’animo che può avere. La sua richiesta è una sola: ”Voglio tornare a casa, quando potrò tornare a casa?”. Nella serata di oggi è in programma il suo interrogatorio davanti ai giudici dove chiarirà la sua posizione. Sono attesi sviluppi nelle prossime ore.
di Marco Orrù
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