Un nome che raduna esperienze, città e dialetti del nostro calcio si siede accanto alla maglia più guardata del Paese. E da Catanzaro arriva un applauso che sa di rispetto, visione e orgoglio meridiano.
Claudio Ranieri è tante cose insieme: un artigiano del pallone, un signore di panchina, un allenatore che ha reso possibile l’improbabile. L’immagine che torna è sempre quella: il sorriso mite dopo l’impresa con il Leicester, capace di far esultare anche chi, quella sera, tifava altro. Ma il punto vero non sta nei trofei. Sta nella somma delle strade percorse, dei gruppi convinti a crederci, delle città riportate a parlare di calcio la domenica.
Per questo l’idea di Ranieri come direttore tecnico della Nazionale ha il sapore giusto. Un profilo che ascolta, aggiusta, media. Che conosce il valore dei dettagli. Dalla doppia promozione col Cagliari di fine anni ’80 alle coppe con Fiorentina e Valencia, fino a quell’eco mondiale del 2016: ogni tappa costruisce una grammatica semplice e severa. Poche parole, molti fatti. E un’ossessione: far rendere chi ha qualcosa da dare.
La notizia ha acceso discussioni ovunque: bar, redazioni, gruppi WhatsApp. Non mancano i distinguo, com’è normale. Ma, superata la curva delle opinioni, la sostanza resta: se cerchi una bussola per il “come si lavora”, Ranieri è un riferimento. L’US Catanzaro 1929 lo ha colto con immediatezza, esprimendo il proprio plauso alla nomina. La società giallorossa ha applaudito la scelta e il profilo, sottolineando l’importanza di una guida esperta per la panchina azzurra. Non abbiamo al momento i dettagli integrali del messaggio ufficiale, ma il tono è chiaro: rispetto, fiducia, adesione ai valori.
La sua forza è la normalità. Ranieri non divide lo spogliatoio tra stelle e comparse: mette ciascuno nel posto giusto. Valorizza i giovani senza bruciarli. Rassicura i veterani senza addormentarli. In un contesto come quello azzurro, dove competenze e identità devono correre alla stessa velocità, questa è una dote rara. La FIGC cerca da tempo un equilibrio tra progetto e risultati. Un progetto tecnico che abbia memoria e coraggio. Ranieri, in questo, è garanzia: conosce l’Italia pallonara in tutte le sue latitudini e ha imparato all’estero la disciplina del dettaglio.
Il plauso dell’US Catanzaro non è un atto formale. È l’eco di una comunità che sa cosa significa costruire, passo dopo passo. Dal Ceravolo alla Serie B recente, il club calabrese ha rimesso in circolo entusiasmo, lavoro, idee. E riconosce in Ranieri lo stesso sguardo: pragmatismo, educazione, ambizione pulita. È un segnale che arriva dal Sud, ma parla a tutta l’Italia sportiva: riportiamo al centro ciò che fa crescere le squadre, non solo ciò che riempie i titoli.
C’è, in fondo, una promessa implicita in questa scelta. Non quella di vincere sempre, che nel calcio italiano nessuno può garantire. Ma quella di tornare a una misura umana: gioco chiaro, responsabilità condivisa, obiettivi leggibili. È poco? Forse. È tantissimo, se vogliamo rivedere una Nazionale riconoscibile.
Immagino una sera d’autunno, luci che scendono sul prato, e una squadra che entra in campo con l’aria di chi sa cosa fare. Senza effetti speciali. Con quella normalità che, alle volte, somiglia terribilmente alla bellezza. Non è questo, alla fine, il motivo per cui ci sediamo a vedere una partita?
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