Un attaccante che ha macinato chilometri, un pubblico che l’ha adottato, un ritorno che sa di ripartenza: la storia di Alessandro Gabrielloni in gialloblù si chiude a fine giugno, mentre a Como si apre di nuovo la porta di casa.
Non tutti i viaggi finiscono con i fuochi d’artificio. A volte basta un saluto sincero, qualche abbraccio sotto la curva e la sensazione di aver fatto la propria parte. È quello che resta del percorso di Alessandro Gabrielloni alla Juve Stabia. Un’esperienza intensa. Con i suoi alti e i suoi silenzi. Con il lavoro quotidiano che non fa rumore, ma costruisce credibilità.
Il dato è chiaro. Nella stagione di Serie BKT 2025/26, l’attaccante ha messo insieme 26 presenze, per un totale di 1.551 minuti. Ha firmato 3 gol e servito 4 assist. Numeri che dicono di una presenza costante. Di un giocatore affidabile nella manovra. Non un solista, ma un riferimento utile per il reparto. La nota del club accenna anche ad altre partecipazioni, ma non fornisce dettagli verificabili: su questo punto, al momento, non risultano informazioni ufficialmente confermate.
Intanto il calendario segna una data netta: il 30 giugno si chiude il prestito e scatta il ritorno al Como 1907. Non è una notizia da copertina patinata. È piuttosto l’incastro giusto in un’estate di scelte. Per Gabrielloni, tornare significa rientrare in un contesto che conosce. Conosce lo stadio, il Giuseppe Sinigaglia, la riva del lago, il ritmo della settimana. Conosce anche le attese, che a Como non sono mai banali.
A Castellammare lascia più di una scheda statistica. Al “Romeo Menti” si ricordano i suoi movimenti senza palla, i rientri generosi, la disponibilità a fare il lavoro sporco. L’impatto non si misura solo con le reti. Un attaccante che ripulisce palloni, che gioca di sponda, che libera il compagno al tiro, è spesso l’anello che non si vede ma tiene insieme la catena. I 4 assist raccontano proprio questo. E raccontano anche una squadra che ha saputo sfruttare la sua lettura degli spazi, specie quando la partita si spaccava negli ultimi venti minuti.
A Como ritrova identità. Un ambiente che ha memoria di lui e che può chiedergli una cosa semplice: essere se stesso. Poco fumo, molta concretezza. Potrà incidere sui dettagli: un taglio sul primo palo, un pressing ben fatto, una sponda che apre la fascia. A volte l’equilibrio di un gruppo passa da piccoli gesti. E in Serie BKT i dettagli pesano come macigni. Sul ruolo che avrà, oggi non ci sono indicazioni ufficiali. Dipenderà dal progetto tecnico del club e dalla concorrenza interna. Ma il profilo è chiaro: giocatore di reparto, utile in rotazione, pronto a dare continuità.
C’è poi la dimensione umana, che nello sport fa la differenza. Chi segue il calcio lo sa: certe maglie diventano luoghi. A Castellammare resterà il ricordo di un professionista serio. A Como si riaccende una storia interrotta. E tu, dove collochi il valore di un ritorno? Nella statistica asciutta di una riga in più, o in quell’attimo in cui lo vedi correre sotto la curva e capisci che, a volte, tornare è il modo più semplice per andare avanti?
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