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Dal Campo

Edizione 2026 del Samp Camp: tra entusiasmo e sorrisi, si parte a Bogliasco!

Profumo di erba sintetica, scarpette allacciate, voci che rimbalzano tra le case di mare: a Bogliasco parte il Samp Camp 2026. Sorrisi larghi, prime corse, piccoli rituali che sanno già di estate lunga. Qui il calcio torna semplice: palla, compagni, allenatori e un campo che invita a giocare.

A Bogliasco si è alzata la prima bandierina dell’edizione 2026 del Samp Camp. Sul sintetico del Garrone, una giornata limpida ha fatto da cornice all’avvio dei camp estivi blucerchiati. Circa un centinaio di bimbe e bimbi, dai 6 ai 14 anni, ha riempito il campo con passi rapidi e curiosità. Le maglie sono leggere, le borracce tintinnano, i nomi sulle casacche si mescolano a nuove amicizie. La prima settimana si annuncia intensa, agli ordini dei tecnici dell’U.C. Sampdoria. L’obiettivo è chiaro: far crescere l’entusiasmo e costruire le basi, un esercizio per volta.

Non sono stati comunicati nel dettaglio i moduli di allenamento di questa edizione. È normale. Le società tarano il lavoro giorno per giorno, in base a clima, età e gruppi. Qui l’impressione è netta: si parte con gradualità e si cerca qualità nel gesto, più che quantità di corse.

Cosa succede in campo

Il programma tipico di un camp di calcio giovanile alterna tecnica, gioco e pause. Si parte spesso con mobilità e conduzione palla. Poi arrivano passaggi corti e cambi di direzione. Non manca la guida sotto pressione e il tiro in porta. Le partitelle ridotte, 3 contro 3 o 4 contro 4, tengono alta l’attenzione e fanno emergere decisioni rapide. Per i portieri, routine di presa, tuffi a bassa intensità e rinvii. Gli allenatori chiamano i tempi, correggono il piede d’appoggio, invitano a tenere alta la testa.

Le pause idriche sono frequenti nei periodi caldi; qui non sono stati diffusi intervalli precisi, ma la prassi nei camp estivi di calcio è fermarsi spesso, proteggersi dal sole e variare i carichi. Un gioco che piace sempre? “Quattro porte” per allenare visione e orientamento del corpo. Un altro? “Reazione e tiro”, con chiamata del colore e conclusione rapida. Piccole cose che fanno la differenza, soprattutto a 8, 10, 12 anni, quando la tecnica si modella in fretta.

Oltre il pallone: educazione e territorio

Il Samp Camp non vive solo tra cinesini e dribbling. Qui si impara a salutare l’avversario, a rispettare il “capitano di giornata”, a cambiare ruolo senza proteste. Bimbe e bimbi giocano insieme: il calcio diventa linguaggio comune. È parte dello stile dei camp blucerchiati puntare su metodo, pazienza, ascolto. Dettagli organizzativi come la presenza di personale sanitario e i protocolli anti-caldo, di solito previsti in iniziative di club professionistici, non sono stati esplicitati pubblicamente per questa edizione.

Il luogo aiuta. Bogliasco, affacciata sul Golfo Paradiso, mescola mare e collina. Il vento asciuga il sudore, la ferrovia collega con Genova, i genitori sbirciano dai cancelli nelle prime ore. Capita che un bambino arrivi timido, si appoggi alla borsa, cerchi lo sguardo del mister. Poi parte un esercizio semplice: ricezione, controllo, passaggio. Quel gesto, fatto bene, scioglie la giornata.

Il cuore, a metà mattina, è la palla che corre veloce sul sintetico del Garrone. Il resto è contesto: voci degli allenatori, applausi dai compagni, una rete che si gonfia e scatta la risata. Non serve molto altro per dare senso a un’estate. Forse è questa la promessa più onesta del Samp Camp 2026: riportare i ragazzi a casa con un gesto tecnico in più e un pensiero nuovo su chi sono in campo. Chissà quale, stasera, mentre scende la luce sul mare, resterà nelle loro gambe.

Simone Tortoriello

Classe 1996, Giornalista Pubblicista. Amante del calcio, dei motori e dello sport in generale, dopo l’esperienza fallimentare sul prato verde ho avuto maggior fortuna nel “dietro le quinte”. Grande tifoso dell’Inter e della Ferrari, sono cresciuto al momento giusto per godermi il periodo più buio della storia di entrambe.

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