Un arrivo che profuma di mare e di idee nuove: il club blucerchiato affida la propria voce a un professionista giovane, europeo, cresciuto tra redazioni e spogliatoi. Una nomina che promette rigore, ascolto e storie capaci di parlare ai tifosi di oggi.
Dal 13 luglio 2026, Mathias Declercq sarà il nuovo direttore della comunicazione dell’U.C. Sampdoria. Ha 35 anni, è belga, arriva dall’R.S.C. Anderlecht, dove ha guidato l’area comunicazione per cinque stagioni. Prima, il giornalismo: redazioni, titoli chiusi all’ultimo minuto, telefonate nel cuore della notte. Un profilo solido, più di mestiere che di vetrina.
La notizia dice questo. Ma chi ha camminato per Genova, tra salite e odore di porto, sa che qui ogni parola pesa. La gradinata ascolta, giudica, abbraccia. E chiede chiarezza. A maggior ragione in anni in cui cambiano allenatori, progetti, orizzonti. È qui che la figura di Declercq può contare: tenere il filo tra squadra, società e tifosi senza fare rumore inutile.
Non conosciamo, al momento, la struttura del team che guiderà né gli obiettivi numerici ufficiali. Il club non ha diffuso linee editoriali o piani di lancio. È giusto dirlo con trasparenza. Possiamo però leggere il curriculum: esperienza in un contesto europeo esigente, dove la comunicazione è servizio, relazione, metodo.
Un direttore con background da cronista porta un riflesso semplice: verificare prima di parlare. In concreto, può voler dire aggiornamenti più puntuali su infortuni e tempi di recupero, briefing chiari alla vigilia delle partite, un tono unico su canali diversi. E poi processi: tempi certi per le note stampa, scalette condivise nei media day, attenzione agli accessi per foto e video, standard di trasparenza interni.
C’è anche il lato creativo. Il calcio oggi vive di storytelling e formato breve: spogliatoio, allenamenti, parole dell’allenatore. Ma la differenza la fa la qualità. Un racconto “dietro le quinte” che non sia posa, ma sostanza: il settore giovanile viste da vicino, la preparazione atletica spiegata semplice, il dialogo con la città nelle scuole e nei quartieri. Senza promesse roboanti: casi, volti, fatti.
L’Anderlecht è uno dei club storici del Belgio. Ambienti come quello insegnano ad allargare la platea e a curare il dettaglio. Un approccio così può aiutare la Samp ad aprirsi a un pubblico multilingue, con sottotitoli sempre presenti, contenuti accessibili e orari pensati anche per chi segue dall’estero. È un passo pratico, non un vezzo: aumenta la comprensione, riduce malintesi, dà ordine al brand.
Sul digitale, la rotta è nota: meno post, più qualità; meno slogan, più contesto. In giorni caldi (mercato, risultati, cambi di rotta) serve ritmo e sangue freddo. Un team ben guidato prepara scenari, Q&A essenziali, testi chiari. Nelle settimane normali, invece, si lavora di profondità: interviste brevi ma dense, rubriche fisse, un filo narrativo che unisca prima squadra, femminile, academy, territorio.
Ci sarà tempo per giudicare. Per ora, resta un’immagine: una stanza a Marassi, finestre socchiuse, una riunione che inizia in orario. Sul tavolo, poche parole chiave in grassetto mentale: precisione, rispetto, ascolto. Se la voce della Samp troverà questo passo, noi, dall’altra parte dello schermo, lo sentiremo. E forse sarà più facile, ogni settimana, riconoscerci in ciò che leggiamo. Può bastare per ricominciare?
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