Un ragazzo del 2007, un paio di guanti che sanno già di futuro e una piazza che non ha paura di scommettere: l’arrivo di Alessandro Nunziante ad Arezzo è una di quelle storie che ti fa alzare lo sguardo dalla cronaca per cercare il domani.
C’è un filo che unisce progettualità e coraggio. La S.S. Arezzo lo ha tirato dritto verso il suo nuovo numero uno: Alessandro Nunziante, in arrivo dall’Udinese in prestito e con un accordo amaranto fino al 30 giugno 2027. Un orizzonte largo, non la solita sosta di passaggio.
Il punto centrale non è solo un innesto. È la scelta di un’idea: il portiere moderno, che para e avvia l’azione. Che dà sicurezza e accende la prima scintilla. Nunziante ha profilo, fame, e una traiettoria che invita a restare curiosi.
Nato a Foggia il 14 marzo 2007, cresciuto nel vivaio del Benevento, ha esordito in Coppa Italia di Serie C a 16 anni. Un passo grande, fatto in fretta e con testa. Negli ultimi mesi è stato presenza fissa nelle Nazionali giovanili: Italia Under 19 oggi, e prima U17, U16, U15. A inizio giugno ha lavorato allo stage di Tirrenia. Poi la chiamata per il raduno U19 di Coverciano, dal 22 al 25 giugno. Sono tappe che pesano, perché certificano affidabilità.
Ha una struttura fisica importante, un’esplosività che si vede già nel primo passo. E soprattutto un’abilità nel gioco con i piedi che parla la lingua del calcio di oggi: pulizia nel controllo, tempi giusti, verticalizzazioni senza fronzoli. È ancora un 2007, ma l’impianto è quello giusto.
Arezzo non prende solo un portiere. Prende un’idea di squadra. Nunziante ti permette di alzare la linea, di pressare con coraggio, di respirare palla a terra quando la gara si incastra. E nelle giornate storte, ti garantisce reattività e letture dentro l’area piccola. L’obiettivo, dichiarato dai fatti, è costruire valore nel tempo. Il contratto lungo lo dice chiaro. I dettagli economici non sono stati comunicati dal club.
C’è anche un tema di spogliatoio. Un 17enne così ti obbliga a rimanere sveglio. Spinge i compagni, crea competizione sana, porta curiosità. Chi allena lo sa: quando il portiere “parla calcio”, la squadra sale di livello senza accorgersene.
Ad Arezzo la cornice conta. Lo stadio che ti ascolta, la provincia che non molla, i tecnici che hanno pazienza ma non indulgenza. Per un profilo giovane è il luogo ideale: abbastanza grande per sentire il rumore, abbastanza a misura d’uomo per non perdersi. E ci sono precedenti che fanno scuola: in Italia i portieri maturano in fretta se hanno campo, fiducia e metodo.
Ora la palla, anzi i guanti, passano ad Alessandro. Dovrà guadagnarsi minuti, misurare gli errori, difendere il risultato nei finali caldi. Ma parte con credenziali solide, riconosciute anche in Azzurro. E con una società che ha scelto di metterlo al centro di un progetto.
La domanda, allora, non è “se” farà la differenza. È “quando” sentiremo il boato dopo una parata che vale una domenica intera, magari mentre il sole cala dietro la curva e ad Arezzo torna quella luce che somiglia alle promesse mantenute.
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