Lorenzo Insigne torna a Pescara dopo 14 anni: il richiamo delle origini, la promessa al club e il retroscena sul Napoli.
C’è un filo sottile che tiene insieme certi ritorni. Non è fatto di nostalgia pura, né di calcolo. È qualcosa che passa dal tempo, dalle scelte mancate, da quello che si è stati prima ancora di diventare ciò che si è. Il ritorno di Lorenzo Insigne a Pescara, a distanza di quattordici anni, sta tutto lì. È romantico, sì. Ma non è un’operazione di facciata.
Pescara è il luogo dove Insigne si è mostrato davvero per la prima volta al grande calcio. Stagione 2011/12, Serie B: 18 gol, 14 assist, 37 partite. Numeri che non raccontano fino in fondo l’impatto che ebbe quel ragazzo leggero, rapido, imprevedibile. Era un calcio diverso, ma era già il suo calcio. Tornarci oggi significa chiudere un cerchio che nel frattempo ha attraversato Napoli, l’Europa e anche l’America.
Negli ultimi sei mesi Insigne è rimasto svincolato. Un tempo sospeso, fatto di telefonate, ipotesi, accostamenti. Si è parlato di Lazio, si è tornati a parlare di Napoli. E proprio Napoli, più di ogni altra cosa, resta la chiave emotiva di questa storia. Non come destinazione finale, ma come pensiero fisso, come desiderio mai del tutto archiviato.
In conferenza stampa, Insigne non ha girato intorno alle parole. «Sono molto felice di essere qui. Avevo altre proposte, ma ho fatto una promessa al presidente. In Serie B sarei venuto solo al Pescara: voglio regalarle la salvezza». Una frase che pesa, perché ridà una gerarchia alle scelte. Prima il patto, poi il resto.
C’è anche un dettaglio che racconta il momento fisico e mentale del giocatore. «Sto bene fisicamente: con il Mantova il mister mi ha chiesto di giocare anche dieci minuti, ma non volevo rovinare tutto». Non è paura, è misura. È l’idea che certe storie, se devono ripartire, vanno fatte partire nel modo giusto. Magari con uno spezzone a Cesena, senza forzare.
Poi c’è Napoli. Ed è qui che il romanticismo si sposta su un altro piano. «Ho avuto dei contatti con il Napoli: avrei giocato anche gratis, ma non s’è fatto nulla». Una frase semplice, ma carica di significato. Perché dire “anche gratis” non è una posa. È un modo per dire che, a volte, il valore non coincide con il contratto.
Il ritorno a Pescara non è una rinuncia. È una scelta laterale, forse più onesta di tante altre. Non promette miracoli, non chiede indulgenza. Chiede campo, tempo, una squadra da tenere su. In un calcio che consuma tutto in fretta, anche i simboli, Insigne ha scelto un posto dove il simbolo era già stato, prima di diventarlo.
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