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Dolore per Fabio Cannavaro, non doveva andare così

Fabio Cannavaro, oggi allenatore del Benevento, ha vissuto un dolore che ha confessato poi alla fine della sua carriera da calciatore. E chi se lo aspettava.

Giocatore straordinario, un difensore roccioso e dotato di grande personalità è stato tra i migliori della storia del nostro calcio. Oggi sta vivendo una carriera da allenatore in continua crescita.

Fabio Cannavaro (Ansa)

In tempi non sospetti ha parlato a Radio Deejay, specificando: “Il mio rimpianto più grande è non esser stato per il Napoli quello che Paolo Maldini e Francesco Totti sono stati per Milan e Roma. Speravo e sognavo davvero di diventare una bandiera della squadra del mio cuore. Anche se poi ho giocato in altre squadre mi sarebbe piaciuto tornare”.

Avrebbe voluto chiudere la carriera in azzurro ma non è andata così: “Avrei voluto diventare un giocatore di riferimento per la squadra della mia città. Napoli è la mia vita. La mia carriera è iniziata lì e Napoli è tutto per me. Ho dei rimpianti. Parole oneste come sempre nella sua carriera il forte difensore ha messo in scena. Questo perché Cannavaro è un uomo che ci ha messo sempre la faccia sia nei bei momenti che in quelli più difficili da accettare e gestire.

Fabio Cannavaro, una carriera piena di soddisfazioni

La carriera di Fabio Cannavaro è stata però piena di soddisfazioni. Nato a Napoli il 13 settembre del 1973. Cresciuto nel vivaio del Napoli con gli azzurri ha esordito tra i professionisti dal 1992 al 1995 collezionando 58 presenze e mettendo a segno anche una rete. Nel 1995 viene acquistato per una cifra importante da un Parma che grazie a Callisto Tanzi diventa uno dei club più importanti non solo d’Italia ma d’Europa.

Fabio Cannavaro (Ansa)

Con i gialloblù forma un trittico straordinario con Gigi Buffon e Lilian Thuram, diventando uno dei difensori più forti del mondo conquistando la maglia della nazionale. Ci giocherà fino al 2002 con 212 presenze e 4 gol. Passa all’Inter dove vive due stagioni difficili nelle quali sembra che la sua carriera sia ormai prossima alla fine, tutto cambia quando arriva la Juventus che lo porta a Torino con un clamoroso scambio con Fabian Carini.

A Torino vive due grandi stagioni culminate con la vittoria del Mondiale. Calciopoli manda in Serie B i bianconeri e lui decide di cambiare e vola al Real Madrid dove gioca tre anni ad alti livelli. Il ritorno alla Juve sa un po’ di qualcosa da restituire con i bianconeri che attraversano però anni duri. Chiude all’Al Ahli dove inizia la carriera da allenatore come vice. Per ora tutto quanto fatto da allenatore è arrivato all’estero tra Gunagzhou, Al Nassr, Tianjin Quanjian e Cina.

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