Domenico Berardi batte Milan 4-3. Una sorta di predestinato, scoperto quasi per caso ed ora diventato simbolo emblematico delle speranze azzurre per il futuro e perchè no anche del presente. E’ il 2010 quando parte dal suo paese natale di Cariati per andare trovare suo fratello all’università di Modena. Una partita di calcetto tra amici dove si esibisce in numeri spaventosi che lo mettono in luce, un pizzico di fortuna che gli permette di fare un provino nel Sassuolo dopo essere stato scoperto proprio lì. La sua è una vera favola che nasce in Serie B nella stagione della storica promozione dei neroverdi. E’ il tecnico Eusebio Di Francesco che punta su di lui nella scorsa estate, lo nota in primavera e lo fa debuttare con la prima squadra. Sarà l’inizio di un escalation incredibile: 11 reti in 36 partite per il classe 1994. La Juventus scommette su di lui e non sbaglia lasciando Berardi maturare nella formazione emiliana. Ieri sera il poker storico rifilato al Milan, dopo la clamorosa tripletta alla Sampdoria in un altro 4-3 versione trasferta. Sono undici i centri di Domenico Berardi, come quelli di Tevez, tre meno di Giuseppe Rossi, uno più di Palacio: bomber e veri campioni, come lo sta diventando il ragazzo di calabria che ha iniziato a cavalcare l’onda nella nostra cadetteria!
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