Serie B Torino, i costi del campionato cadetto


Il campionato cadetto è sempre stato considerato l’anticamera per il calcio che conta. Questo Urbano Cairo lo sapeva quando ha comprato il Torino e ha provato quasi disperatamente a farlo tornare nel calcio d’elite. Una “mission impossible” visto il brutto momento che il movimento calcistico italiano sta affrontando e vivendo. Anni di serie B poi non aiutano a risollevare i bilanci di un club che non navigava e non naviga in acque cosi tranquille. Momenti difficili per il Torino e per il suo presidente, che nonostante i tanti sacrifici si ritrova a dover affrontare il problema del bilancio in rosso. Undici milioni di passivo e 14,5 milioni di finanziamento soci persi pur di mantenere positivo il patrimonio societario, sono le dimostrazioni numeriche di come il torneo di serie B non aiuti i club e di come in alcuni casi dia il definitivo colpo di grazia all’economia di questi piccoli-medi squadre. Pesa ora più che mai la mancata promozione in A dell’anno scorso che ha portato, si fa per dire, nelle casse del Toro il triplo del passivo rispetto al 2008. Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2010 il fatturato è calato causa ricavi più magri (-30%) e spese sempre alte (leggi stipendi dei giocatori, che si aggirano sui 19 milioni di euro). Tradotto significa una perdita da 11,136 milioni di euro, mentre a fine 2009 il passivo era 8,4 milioni e nel 2008 era stato limitato a 3,9 milioni. Ora non rimane che sperare nella serie A per far rifiatare le casse di un club che fino a qualche anno fa era nel calcio che conta: la promozione nella massima serie frutterebbe al Toro 40 milioni di euro circa, sicuramente un bel viatico dal quale ripartire.

Di Nicolo’ Ballarin

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